top of page
  • Veronica Bronzetti

èVento suono

Aggiornamento: 2 gen

Nel gennaio 2020, in una commissione dove mi si chiedeva un semplice ritratto per il CEO dell'azienda, è nata con la medesima un'importante e duratura collaborazione, fatto che insieme ad altre circostanze confermano l'imprevedibilità, spesso più che piacevole, di certi sviluppi nel mio lavoro.

Non sono mai riuscita a vedere il mio quotidiano come qualcosa di lineare, esattamente preordinato o incasellato. Ho sempre avuto orrore del già scritto, determinato, e per sopperire a questo, ho inevitabilmente abbracciato l'incerto, l'intermittente, l'imprevedibile. Ho pagato un discreto prezzo - più qualche extra (in sistole) che rendono le giornate più effervescenti. Ma sono stata anche fortunata. Posso conciliare passione-per-il-lavoro e lavoro-per-passione in un'alternanza di progetti per me vitale, tra parole e immagini (parola/immagine è sempre stata in me la dicotomia principale).

Ciò che osserviamo nutre il nostro CAOS e il nostro CASO, non meno di ciò che ascoltiamo.

Tante volte mi chiedo: ma come è cominciato tutto? Da dove si è generato il mio CAOS e il mio CASO? Questa domanda finisce per diventare un 'frastuono' che si insinua spesso nelle mie giornate di fine anno. E ogni anno la risposta è più o meno la stessa, ma il 2022 mi ha svelato una differente possibilità, bisbigliandomi qualcosa non avevo udito prima. Con la fatica di un rabdomante, a furia di auscultare il sottosuolo tramite la Y - che nel mio caso è una bacchetta sinestesica - eccomi arrivare alle radiazioni insperate, suoni che non riuscirò mai rendere con la luce ma che forse possono essere compresi osservando questa foto.

Ebbene ecco, penso che tutto sia cominciato dai suoni. Con il bisogno, la dipendenza dall'insieme dei rumori prodotti dai gesti necessari al caricamento del rullino nella macchina fotografica, suoni brevi, in parte metallici e serici, freddi come lame ma anche caldi come il crepitio di una fiamma, capaci di farmi sentire una spinta, qualcosa che parte dalle mie dita e mi conferisce il potere della divinazione. Perché cos'è la fotografia se non divinazione?

Lo scatto analogico è il Suono per eccellenza, indipendentemente dal tempo: che sia 1/1000 di secondo come 1/8, riesce ad trasmettere la solennità di un miracolo, qualcosa che il digitale in una certa maniera riesce a ricordare ma non può raggiungere, né tantomeno superare. Questo inizio è stato un ancoraggio potente, indelebile. Dal suono alla luce, dalla luce alla forma, dalla forma alla parola.




0 commenti

Post recenti

Mostra tutti
bottom of page